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la storia

 

bsc logo 40anni col-150dpiUNA STORIA STRAORDINARIA LUNGA QUARANT’ANNI!
La vera storia, in “pillole”, del magico gioco del baseball & softball Rovigo.
Vita, morte e miracoli di una Società che fa parte del patrimonio sportivo polesano.

 

Per giocare a baseball occorre essere veri uomini; è il gioco più completo che si conosca al mondo. Non è mai esistito niente di più adatto per misurare l’autentico valore di un uomo quanto a fegato, prontezza, velocità… E’ l’unico sport che non hai bisogno di giocare per sapere quanto sia bello, nobile, leale…”.


Così scrisse uno dei più grandi giocatori della storia del baseball, George Herman Ruth conosciuto da tutti come “The Babe”. Ruth gioco da professionista dal 1915 al 1935, frantumando tutti i record sia in difesa (come lanciatore), che in attacco ed ancora oggi lo ritroviamo al top delle medie vita della Major League Baseball di tutti i tempi. In questa frase c’è tutta l’essenza di uno sport che sa appassionare milioni di persone nel mondo, uno sport che nasce ufficialmente nel 1839 negli Stati Uniti ma che affonda le sue radici nella storia dell’umanità.
Quest’anno il Baseball Softball Club Rovigo festeggia il 40° anno di attività e condensare così tanti anni di attività in così poche righe non è stata una cosa semplice perché troppi erano gli aneddoti, i ricordi, i protagonisti ed i personaggi che avrebbero meritato spazio adeguato su questo opuscolo. Il nostro intento però non era quello di fare un libro che avrebbe rischiato di soddisfare le esigenze solo degli appassionati e degli addetti ai lavori ma è quello di riassumere la storia di questa gloriosa squadra
che anche quest’anno, per la seconda volta in tre stagioni di militanza nel massimo campionato federale di baseball, ha sfiorato il tricolore. Non dimentichiamoci però che il BSC Rovigo non è solo baseball; è anche softball e, soprattutto, settori giovanili, tante categorie che danno continuamente lustro a questa storica società sportiva.
Partiamo allora col raccontare la storia in “pillole” di questo Sodalizio tra i più vivaci del panorama polesano e di questo sport, magari strano, ma sicuramente fantastico, spettacolare e molto, molto appassionante proprio partendo dalla frase di “Babe” Ruth, grande campione del passato che seppe incarnare lo spirito di questo sport in quelle tre righe che sono rimaste impresse, per sempre, a fuoco nella storia del meraviglioso gioco del baseball.

 

IL BASEBALL IN ITALIA

È credo comune pensare che il baseball nel “Belpaese” sia arrivato al seguito delle truppe americane impegnate nella Campagna d’Italia durante la 2ª Guerra Mondiale, come il “Bogie bogie” ed il DDT. In effetti è dopo la guerra, quando nel 1946 si assiste al primo tentativo di organizzare un’attività legata al baseball e successivamente, nel 1948, viene disputato il primo campionato a cinque squadre vinto dalla Libertas Bologna.
In realtà il baseball fa la sua prima apparizione in Italia nel gennaio 1884 a Livorno, dove un’entusiastica “Gazzetta Livornese” annuncia:«Una disfida fra marinai della fregata americana Lancaster e i marinai della corvetta Guinnebaug». Successivamente, nel febbraio 1889, due squadre di professionisti americani, una formazione di Chicago ed una selezione “All America”, giungono in Italia durante il loro tour mondiale organizzato da Al Spalding per diffondere il baseball giocando a Napoli, Roma e Firenze, riscontrando però poco successo di pubblico ed interesse dalle cronache dell’epoca. All’incontro di Roma, giocato a piazza di Siena nel cuore di Villa Borghese, assistono annoiati anche il Re e la Regina d’Italia che si interessarono solo brevemente a quanto accadeva in campo.
Dopo quell’esperienza a dir poco disarmante, in Italia si risente parlare di baseball solamente nel 1919 quando un adolescente di nome Mario Ottino porta la rivoluzione nei prati della periferia di Torino, in Val San Martino, accanto al vecchio capolinea del tram numero 3. Mario era nato l’8 Aprile 1905 a Mazzè Canadese in provincia di Torino, ma era emigrato negli Stati Uniti con la famiglia. Nel New Jersey aveva conosciuto ed amato il baseball assumendo lo pseudonimo col quale sarebbe passato alla storia come il padre del baseball italiano: Max Ott.
Altri seguirono le orme del paisà rientrato negli States ma con scarsi risultati. Il vero boom comunque si verificò al termine del secondo conflitto mondiale grazie ai soldati americani rimasti in Italia che occupavano il loro tempo libero giocando il loro sport preferito: il baseball appunto “The American Past time”. Soprattutto a Nettuno ed Anzio il contingente americano era particolarmente numeroso e le frequenti partite di baseball attiravano la curiosità della popolazione.

 

IL BASEBALL A ROVIGO

GLI INIZI

1952-Rovigo IndiansUfficialmente di baseball a Rovigo si inizia a sentire parlare negli anni ’60, quando la squadra dei Green Sleaves partecipa al campionato interregionale di serie C. In realtà il baseball in Polesine era già arrivato molti anni prima.
Nel primissimo dopo guerra infatti alcuni ragazzi guidati da Marcello “Marce” Melani si ritrovavano la domenica mattina, dopo la Messa delle 9, al “Tre Martiri” per giocare al gioco del baseball. Avevano molta buona volontà e pochi mezzi a disposizione: alcune mazze, delle palle e qualche guantone recuperati qua e la dalle truppe americane arrivate in Polesine, strumenti comunque sufficienti per passare ore ed ore a giocare.
Si segnava al meglio il diamante posizionandone ai vertici dei sacchetti riempiti di sabbia ed il gioco era fatto. Quei pionieri non giocarono mai campionati ufficiali. Certo è che disputarono alcune amichevoli affrontando le squadre nate nelle province limitrofe, soprattutto in quella di Padova. Chiamarono la loro squadra Indians Baseball Rovigo e per affrontare le piccole spese di gestione, i più grandi, versavano una quota mensile di lire 100. Tra di loro c’erano studenti universitari come il 2ª base Tiziano Tentarelli, studente in medicina e catechista nella Parrocchia di San Francesco dove diffondeva tra i ragazzi oltre che la “Parola di Dio” anche la passione per il baseball e lo stesso Melani che sul diamante occupava la posizione di Terza Base. Altri frequentavano ancora i primi anni delle scuole medie superiori, come gli Esterni Franco e Zangirolami, ma tutti comunque, nonostante la differenza d’età, erano legati dalla stessa medesima passione per questo gioco “Americano”.
A completare gli Indians si ricordano ancora: la batteria composta dal ricevitore Crozzoletto e dal lanciatore Donatoni, un pitcher istintivo dalle buone qualità tecniche; il Prima Base Previato, l’Interbase Boscolo e l’Esterno Bonvento.
Quando tutto sembrava pronto per il debutto nel campionato di serie C nazionale arrivò a scombinare i piani la “Grande Alluvione” del Po che sconvolse e cambiò per sempre il nostro amato Polesine. In questo drammatico contesto, gli Indians Baseball Rovigo, si inseriscono nel puzzle di questa straziante vicenda ben descritta nel pezzo pubblicato nel 1952 su “Baseball Softball” nel numero ritrovato recentemente da Roberto Bugané negli archivi FIBS: “….in uno di quei giorni la furia delle acque lambì Rovigo e raggiunse una delle tante piccole case della periferia: in quella casa al piano terreno c’era un sacco con nove guanti da baseball, e lì vicino qualche palla, qualche mazza, qualche divisa. Nessuno era in casa in quel momento perché tutti avevano dato la loro opera per fronteggiare il pericolo e si erano portati più avanti nei posti dove maggiormente arrivava l’alluvione.baseball storiche 8

Così l’acqua salì e sommerse tutto quanto nove ragazzi avevano messo insieme lira per lira, tra sforzi e sacrifici, perché una squadra di più si aggiungesse alla famiglia del baseball italiano. L’acqua rovinò tutto irrimediabilmente: a stento si recuperarono le divise e gli schinieri del catcher, tutto il resto si infracidì. Il sogno dei nove ragazzi di Rovigo, un sogno lungamente accarezzato, si spegneva e forse per sempre. Chi avrebbe ancora avuto la possibilità ed il coraggio di affrontare la spesa occorrente per una nuova e completa attrezzatura della squadra?” La domanda di Renato Germonio aveva già una risposta pronta proprio perche fu allora, riporta l’autore stesso, che:”la fraternità sportiva del nostro mondo baseball sbocciò come per incanto in un generale movimento di solidarietà e di aiuto verso i ragazzi di Rovigo tanto duramente colpiti dalla sciagura”.
Questo però non bastò per far riprendere l’attività. Il sogno degli Indians Baseball Rovigo se ne andò come se ne andarono le acque del grande fiume ed a Rovigo si ritornerà a parlare di baseball solo nei primissimi anni ’60 ma il seme che gli Indians gettarono nel mondo sportivo polesano non andò mai del tutto dimenticato e perduto ed è anche grazie a loro se oggi il Baseball Softball Club Rovigo è arrivato a questi livelli d’eccellenza e può vantarsi di essere una delle società sportive più vitali della Provincia. Ma facciamo un passo alla volta e ripercorriamo assieme, con ordine, questa straordinaria storia, una storia che dura da 40 anni!

 

Scuola di Vita

 


 

A.S.D. Baseball & Softball Club Rovigo

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